In Paraguay - Venezia 65 - Orizzonti

Gross McElwee è una figura di culto del cinema indipendente americano. Documentarista tra i più importanti al mondo, capace di ricoprireda solo i diversi ruoli di una troupe (regista, sceneggiatore, montatore), McElwee affronta sempre i suoi lavori in prima persona, partendo dala sua vita privata; le sue esperienze danno il via a riflessioni semplici ma efficaci su tessuti sociali più vasti. Il recente Bright Leaves (2003) prendeva spunto da un viaggio compiuto da McElwee nei luoghi dove un suo avo creò la marca di tabacco Bull Durham, offrendo una riflessione non superficiale sull’economia americana, e soprattutto sul sistema sociale del North Carolina.
Con In Paraguay l’autore (che è anche docente ad Harvard) decide di volgere l’attenzione verso un’ esperienza vissuta in famiglia. Desiderosi regalare una sorellina al loro figlio Julian, i McElwee volano in Paraguay per adottare una neonata bisognosa di cure. La procedura sembra semplice; già dopo alcuno giorni l’organizzazione che ha preso contatto con la famiglia porta nel loro alloggio Mariah. La bambina è denutrita e non in ottima salute. Tuttavia la burocrazia inizia a rallentare le pratiche; i permessi tardano a venire, con viaggi interminabili in tribunali, dove spuntano continui cavilli legali. La famiglia resta per due mesi bloccata nel paese sudamericano, scoprendone a poco a poco gli usi, i costumi, la storia.
I filmini ’domestici’ realizzati da McElwee si alternano a riprese volte a documentare l’attuale situazione sociale ed economica del Paraguay, paese di vivissime contraddizioni. Si passa agevolmente dal pubblico al privato e viceversa; come quando su un battello di amici facoltosi la famigliola osserva sullo sfondo i grattacieli e i palazzi del benessere alternarsi alle baracche che sono lì per sprofondare nel mare.
Il viaggio per adottare Mariah si trasforma in un viaggio di conoscenza per tutti e tre i protagonisti: Julian compie un’esperienza importante mostrando la straordinaria capacità di integrazione sociale dei bambini; lo stesso autore, spinto dalla curiosità, decide di documentarsi sulle vicende del paese di nascita di Mariah; Rose compie una sorta di seconda maternità misurandosi ogni giorno con lo stress di attese e frustrazioni.
Il Paraguay da semplice colore sulla cartina si trasforma in un mondo con cui confrontarsi; ci sono le tristi eredità di una dittatura di 35 anni, i tanti bambini di strada, gli emarginati, quelle famigliole che vivono in umili baracche. E ognuna di queste figure conserva la dignità di un sorriso, di una giovialità sincera.
La videocamera di McElwee è delicata, leggera; lo sguardo dell’autore è partecipe ma non buonista. E soprattutto coinvolge lo spettatore nelle emozioni vissute dai protagonisti, nelle loro ansie e attese. La singola vicenda si allarga su temi più ampi, come la povertà, la miseria del terzo mondo, il degrado. La macchina da presa passa per strade sterrate, tra baracche e rifiuti; non manca un contrappunto velatamente polemico, con l’Ambasciata americana come zona franca di lusso e benessere, mentre attorno imperversa la miseria. E nel ritorno a casa i protagonisti non avranno solo una bambina, ma anche la consapevolezza del loro essere ’fortunati’.
In Paraguay è un film che va dal particolare al generale, delineando con occhi privi di qualsiasi “intellettualità” la situazione sociale e culturale di un Paese. Così vicino e così lontano.
(In Paraguay) Regia: Ross McElwee; sceneggiatura: Ross McElwee; fotografia: Ross McElwee; montaggio: Julie Mallozzi, Ross McElwee; musica: Agustin Barrios; produzione: Homemade Movies; origine: USA, 2008; durata: 78’
