Puccini e la fanciulla - Venezia 65 - Fuori Concorso

Puccini e la fanciulla è un eccellente esempio di cinema puro, che esprime concetti ed emozioni attraverso il solo fluire delle immagini e dei suoni. La vicenda è ambientata agli inizi di questo secolo, a Torre del Lago, dove Giacomo Puccini sta componendo La fanciulla del West. Dinanzi alla sua villa sorge un’osteria molto frequentata da pescatori e popolani; al banco c’è Giulia, cugina di Doria Manfredi, giovane cameriera di casa Puccini. Un giorno Doria scopre Fosca, figliastra del musicista, a letto con il suo amante. Da quel momento Fosca inizia a spiare Doria, aizza sua madre contro la cameriera sino a provocarne l’allontanamento dalla casa. La donna si accanisce a tal punto che Doria si uccide ingerendo del veleno.
Al di là delle vicende descritte, il film colpisce per il suo stile illuminante, che fugge il dialogo per affidarsi a mezzi espressivi essenziali. Le uniche voci che si odono sono quelle che leggono lettere che i personaggi della vicenda si scrivono durante l’evolversi del dramma. E’ attraverso queste missive che Benvenuti fa progredire il racconto, che si evolve in chiave quasi mentale, gestendo la luce e il riverbero dei suoni in chiave drammatica. E poi ci sono le note di Puccini, colte nell’incanto della creazione musicale. Anzi, la creatività dell’artista si unisce alle tristi vicende della povera Doria, la stesura de La fanciulla del west prosegue con l’avanzare del dramma. E’ la vita stessa ad ispirare Puccini.
Ecco che il film, a differenza di altre opere dedicate al celebre compositore magari più corrette e tradizionali, coglie aspetti assolutamente rivelatori di una personalità creativa, scansando il “biografismo” come l’esaltazione becera di tanta fiction. Puccini è un uomo ricco che sa godere la vita, ma è dotato di un’umanità profonda e di un gusto primitivo per l’ambiente popolare.
Si spiega così la scelta per un episodio all’apparenza così marginale ma intimo, legato ad un ambiente ben preciso, il microcosmo di Torre del Lago, che influenzava quotidianamente Puccini sin negli accadimenti quotidiani. Il film gode di una grande raffinatezza espressiva, con immagini pittoriche mai calligrafiche, ma delicate e vive di calore umano, dotate di grande rigore ed equilibrio visuale. Il ritmo pacato è legato ad un contesto e ad un’era slegata dal concetto moderno di velocità, dove le passioni si consumavano con lentezza. Alla fine sembra di esser lì in riga al lago, tra i canti e gli stornelli dello Chalet, dove l’Artista si immerge senza remore, bevendo del vino, fumando una sigaretta. C’è sempre tempo per tornare a casa, sedersi al pianoforte, riprendere le proprie note forti di questo bagno nella Vita vera.
(Puccini e la fanciulla) Regia e sceneggiatura: Paolo Benvenuti e Paola Baroni; fotografia: Giovanni Battista Marras; montaggio: Cesaraugusto Meneghetti; interpreti: Riccardo Joshua Moretti, Tania Squillario, Giovanna Daddi, Debora Mattiello, Federica Chezzi; scenografia: Paolo Benvenuti e Aldo Buti; produzione: Arsenali Medicei; origine: Italia, 2008; durata: 84’
