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Roma 2008 - Chinese Coffee - L’altro cinema

Pubblicato il 23 ottobre 2008 da Simone Isola


Roma 2008 - Chinese Coffee - L'altro cinema

Su molti quotidiani la proiezione di Chinese Coffee è stata descritta come un’anteprima. In realtà il film, prodotto, diretto ed interpretato da Al Pacino, viene realizzato nel 2000 ed entra in quegli anni nel programma di molti festival americani (al Tribeca Film Festival viene accolto da unanimi consensi). Le prospettive distributive della pellicola sono modeste, e Pacino decide di rinunciare all’uscita nelle sale. Geloso della sua opera e preoccupato per un probabile flop, l’attore decide di puntare al mercato home video, inserendo il film nel cofanetto Pacino - An actor’s vision, che contiene anche comprende anche una sua altra regia (Riccardo III - Un uomo, un re).

Chinese Coffee è tratto dall’omonima piece teatrale di Ira Lewis, uno dei più grandi successi Off Hollywood degli anni Novanta. Al Pacino, protagonista di entrambe le versioni, assapora e sviluppa le minime sfumature, del testo, decidendo infine di fissarlo su pellicola, di trasportarne sullo schermo i dialoghi profondi e rivelatori. Stiamo parlando di temi fondanti come il rapporto tra arte e vita. Ci si interroga, in sostanza, sulla liceità di utilizzare le “vite degli altri” come materia drammatica, di unire l’invenzione alle esperienze comuni degli individui. In una notte newyorkese il romanziere John Levine (Al Pacino) viene licenziato dal suo posto di portiere per la scarsa propensione nel “prostrarsi” di fronte ai clienti. Camminando nella notte, l’uomo arriva senza un soldo a casa del suo amico Jack Manheim (Jerry Orbach), fotografo fallito a cui ha prestato del denaro. Tuttavia, vista l’impossibilità di recuperare il credito (anche Jack non ha un soldo), i due iniziano a dibattere sul loro passato, sui loro sogni spezzati, sul fallimento delle loro proposte artistiche. Harry ha appena terminato il suo ultimo romanzo e vuole un parere dell’amico, che però all’inizio è reticente, quasi infastidito dalla domanda. Alla fine Jack ammette di trovarlo un’opera disonesta, che nasconde nelle pieghe del racconto gli amori e dei fallimenti delle loro vere vite. Preso dall’ira, caccia Harry dal suo appartamento, lanciandogli i fogli del manoscritto. L’origine teatrale del film è abbastanza evidente, anche se non si arriva mai a livelli di teatro filmato; dialoghi continui e prolungati, scarsi cambi di scena e pochi movimenti di macchina. I due attori duettano in modo straordinario, in una serie di virtuosismi espressivi di altissimo livello, alternando diversi stati d’animo, dall’abbandono all’euforia. Lentamente il dialogo acquista spessore; Jack non sopporta il lavoro di rielaborazione compiuto da Harry sulle loro comuni esperienze. E’ anche la metafora del rapporto che spesso si instaura tra attore e regista; lo stesso Pacino in conferenza stampa ha ricordato con rammarico le riprese di Cruising, che a suo modo hanno tradito lo spirito iniziale della sceneggiatura e inibito la sua recitazione. In Chinese Coffee non c’è la mediazione offerta dal regista, gli attori sembrano gli unici autori di ogni scena. La macchina da presa si limita a registrare le performance recitative, così come l’audio pastoso della presa diretta rende ancora più vibrante ogni singola parola o sussulto. “Nella vita si recita, sul set si cerca la verità” è la grande lezione offerta da Al Pacino, l’essenza di un artista, di uno straordinario interprete che porta sul palco come sul grande schermo l’intensità espressiva delle nostre reali esperienze.


CAST & CREDITS

(Chinese Coffee); Regia: Al Pacino; sceneggiatura: Ira Lewis (basata sul suo testo teatrale); fotografia: Frank Prinzi; montaggio: Michael Berenbaum, Noah Herzog; musica: Elmer Bernsteininterpreti: Al Pacino, Jerry Orbach, Susan Floyd, Ellen McElduff; produzione: Stati Uniti, 2000; origine: USA, 2000; durata: 99’


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