Roma 2008 - Fabricando Tom Zè - L’occhio sul mondo

Tra i taciti obiettivi del cinema documentaristico c’è senz’altro quello di mostrarci delle realtà sconosciute, stimolando la nostra curiosità intellettuale. Fabricando Tom Zè ci parla di un artista poco noto nel nostro paese, amato dai cultori della creatività brasiliana ma sconosciuto ai più. Ma il documentario di Decio Matos si rivolge a tutti e non solo agli sparuti fan, anche per la personalità controversa e affascinante del protagonista. La musica di Tom Zè è un distillato di classico e sperimentazione, basata su una concezione ritmica inusuale per la musica brasiliana e sui continui riferimenti al patrimonio occidentale. Un approccio fatto di istinto e lirismo. Il filo conduttore del film sono i concerti e i dietro le quinte realizzate durante il tour europeo di Zè nel 2005 (con tappe in Italia, a Roma e Torino). Molte scene ci mostrano il ruolo che in questi show ha l’improvvisazione scenica e musicale. Dal palco Tom Zè annusa gli umori della platea, le sensazioni che la pervadono, e al momento opportuno decide di interagire, superando i limiti dei diversi linguaggi, traducendo parte dei suoi testi e caricandoli di nuovi significati. Lo spettacolo esce dalla convenzionalità e la performance diventa un unicum irripetibili. Il documentario ci mostra questa grande libertà e allo stesso tempo il rispetto assoluto che Zè nutre verso il suo pubblico. In ogni esibizione attende il suo riscontro e considera fondamentale le indicazioni ricevute per elaborare nuove composizioni. Zè compone in ogni momento della sua giornata, si cimenta con diversi stili e raccoglie influenze di ogni tipo, non escludendo quelle provenienti dalla musica classica. Registra sempre su cassetta, mostra in giro le sue idee con orgoglio malcelato, parte da un’intuizione da sviluppare poi con i musicisti e i produttori. Viene a galla anche il narcisismo dell’artista, la forte propensione a ritenere inattaccabili le proprie idee e il proprio lavoro. Il documentario asseconda questo carattere e a tratti scade nella celebrazione un po’ facile, specie quando il protagonista viene intervistato fuori dai concerti o dagli abituali contesti di lavoro. Molto divertenti sono invece i ricordi della censura operata sui suoi testi (“qualche volta mi hanno fregato”, ricorda), o i momenti di vita privata. C’è anche il rapporto con la moglie Neusa, sorta di manager-angelo custode che accompagna Tom nelle sue tournè; la donna rivela con onestà come suo marito, al pari di molti grandi artisti, metta la musica prima di ogni cosa. Lei è cosciente di questo e si impegna ad assecondarne il talento e la creatività.
Le riprese ci mostrano un musicista istintivo come pochi, provocatorio nel senso migliore del termine, inventore di accordi e rivoluzionario dell’ordine armonico. Il suo linguaggio è raffinato e allo stesso tempo immediato, un distillato di manipolazioni e influenze provenienti da rock, elettronica, opera, funk, samba, ritmi tradizionali brasiliani, distorsioni, rumori, effetti speciali, prosa, poesia, baccano assordante, silenzio. Tom mescola Bach al rock, al bossa nova; lo vediamo manipolare oggetti per produrre ritmi e integrarli nelle sua partiture. Sul palco accanto a chitarre e tastiere compaiono seghe circolari, fogli di giornale da stropicciare a tempo, oggetti e caschi da cantiere da percuotere voracemente. Fabbricando Tom Zè spinge lo spettatore ad approfondire la conoscenza dell’artista attraverso l’ascolto delle sue opere. Un obiettivo non da poco che il giovane regista Decio Matos Jr ha raggiunto brillantemente, montando quasi 90’ di film senza momenti morti o cali di ritmo, con una macchina da presa molto mobile e attenta a rincorrere la sua preda in giro per l’Europa.
(Fabricating Tom Zé) Regia e sceneggiatura: Décio Matos Jr; fotografia: Lula Carvalho; montaggio: Leticia Giffoni; musica: Beto Ferraz e José Luiz Sasso; produzione: Eliane Ferreira, Omar Jundi, Matias Mariani, Décio Matos Jr; origine: Brasile, 2007; durata: 90’
