Rysa (Scratch) - Venezia 65 - Giornate degli autori

Tra le luci di Cracovia scorrono placide le vite di Joanna e Jan, sposi da oltre quarant’anni. Lei insegna biologia presso l’Università di Cracovia; nonostante la sua statura minuta è una donna piena di vitalità ed energia. Jan è un matematico, un intellettuale serio e molto dedito alla famiglia. Il film si apre con la classica cena di compleanno tra colleghi ed amici, con scherzi e battute. Giocando a golf in cucina gli avventori colpiscono accidentalmente una foto del padre di Joanna; l’urto sembra non produrre alcun danno, solo un piccolo “graffio” sul vetro. Questo banale episodio anticipa lo spunto del film e ne rappresenta il compendio; un piccolo graffio, un segno quasi invisibile provoca conseguenze incontrollabili. Tra i regali lasciati dagli amici c’è infatti una misteriosa videocassetta; è la registrazione di un’intervista televisiva ad uno storico che accusa Jan di essere stato una spia comunista e di aver redatto rapporti sul padre di Joanna. Anzi, l’intero matrimonio con Joanna sarebbe stato un espediente per permettere a Jan di svolgere il suo lavoro di spionaggio. All’inizio la donna non dà peso a queste rivelazioni, anche se ne resta incuriosita. La reazione del marito tuttavia non la convince in fondo. Decide dunque di investigare personalmente, incontrando lo storico ed un collega di suo padre. Benché la donna non riceva alcuna prova decisiva a suffragio dell’ipotesi, la sua mente inizia a dare segni di squilibrio. La sua vitalità lentamente svanisce; Joanna si trasforma lentamente in una “larva”, come gli insetti che tiene in casa, si chiude in soffitta e rifiuta ogni contatto con suo marito. Come la risacca di una mareggiata, questa specie di peccato originale si abbatte sulla loro unione. Un graffio, citando il titolo del film, che non si rimargina e che provoca un’emorragia inarrestabile. Rysa è un film statico, privo del benché minimo movimento. Dato il congegno narrativo iniziale - la videocassetta che turba la quiete familiare - non particolarmente originale, ma che tiene vivo l’interesse dello spettatore - il racconto viene caricato sulle spalle degli interpreti. Da quel momento tutto sembra come arrestarsi, e il film come la protagonista entra in uno stato di “trance” dal quale non ne esce più. Nonostante la bravura degli attori, l’atmosfera gelida rende la sofferenza della donna e il suo stato d’animo molto “lontani” dallo spettatore, quasi impalpabili alla visione. Un ultimo cenno va alla suggestiva fotografia di Marcin Koszalka, con colori pastello che accentuano il carattere statico delle inquadrature. Immagini che scivolano senza il minimo sussulto, che nascondono dietro lo splendore un dramma intimo privo di interesse, che non si consuma in scena ma che sembra preventivamente assegnato a degli attori che espongono il loro corpo e la loro abilità per esprimerlo. Una fredda lezione che ci lascia indifferenti e distaccati.
(Rysa); Regia e sceneggiatura: Michal Rosa; fotografia: Marcin Koszalka; montaggio: Krzysztof Szpetmanski; interpreti: Jadwiga Jankowska-Cieslak, Krzysztof Stroinski, Ewa Telega, Miroslawa Marcheluk, Teresa Marczewska, Ryszard Filipski; produzione: Filmcontract Ltd; origine: Polonia, 2008; durata: 89’
