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Soltanto un nome nei titoli di testa - Venezia 65 - Orizzonti

Pubblicato il 3 settembre 2008 da Simone Isola


Soltanto un nome nei titoli di testa - Venezia 65 - Orizzonti

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso, Il giardino dei Finzi-Contini… La lista occuperebbe tutto lo spazio di questo articolo, con l’elenco degli oltre cinquanta film sceneggiati da Ugo Pirro (nome d’arte di Ugo Mattone), scomparso lo scorso gennaio all’età di 88 anni. A lui è dedicato Soltanto un nome sui titoli di testa, documentario realizzato da Daniele Di Blasio e proiettato nella sezione Orizzonti.
Un’opera doverosa verso un “inventore”, come lo definisce Tullio Kezich, di storie e personaggi, una penna eclettica capace di spaziare dalla letteratura al giornalismo, dalla televisione al cinema. Amava ripetere ai suoi allievi: “Cercate di raccontare gli eventi prima che questi accadano nella realtà; in anticipo ma non troppo, altrimenti il pubblico non vi capirà”.
Il metodo è studiare le dinamiche all’interno della società, mettendone su carta i prossimi sviluppi, con una rappresentazione che sia fruibile e riconoscibile allo spettatore. Una capacità di generare immagini che passa anche attraverso i suoi romanzi: da Le soldatesse, Jovanka e le altre, Celluloide, sono stati tratti altrettanti film, tra l’altro in epoche diverse, segno di una scrittura facilmente transcodificabile.

Il documentario si giova delle testimonianze di molti che l’hanno conosciuto: Carlo Lizzani, il primo a girare su sceneggiature di Pirro (Achtung! Banditi! del 1951); gli attori Massimo Ghini, Ottavia Piccolo, tra gli altri. Colpisce la grande influenza della sua personalità, pur essendo un personaggio molto appartato, schivo. La natura istintiva della sua scrittura non è legata a un’osservazione passiva della realtà; allo studio del costume sociale, politico è seguita una fase di completa rielaborazione formale dei dati accumulati.
Pirro, insomma, è stato il maestro di un realismo non inteso come riproposizione pedissequa di temi o situazioni reali; la costruzione complessa di molti film, i toni grotteschi, espressionisti di molte storie, sono segni di una personalità articolata, capace di infondere mille sfumature alle sue parole. Ogni script è il risultato di scelte e interpretazioni emotive, creative e poetiche. Il lavoro di Di Biasio si avvale di un ottimo montaggio (di Giulio Testa), che alterna interviste a spezzoni di film, non perdendo mai il filo del discorso biografico. Ma per trasmettere il talento di Pirro, la sua capacità di giungere prima (ma non troppo!) sulle trasformazioni sociali, preferisco riportare l’ultima parte del monologo di Volontè sulla sicurezza nelle città (da Indagine); frasi dure che si riverberano per tre decenni e giungono intatte sino ai nostri giorni, fatti di soldati per le strade, di impronte digitali, di repressione.

“L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite. L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni. Noi siamo a guardia della legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo…. La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere. La repressione è il nostro vaccino!Repressione è civiltà!"


CAST & CREDITS

(Soltanto un nome nei titoli di testa) Regia: Daniele Di Biasio; montaggio: Giulio Testa; produzione: Georgette Ranucci con la collaborazione di RaiSat e Teche Rai; durata: 52’


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